Lapsus freudiani

Stavo canticchiando e non so come mi sia uscita, ma forse è sintomatica:

 "Vieni, qui fra noi, come sabbia che scende dal cielo" …. (al posto di sabbia nell’originale c’è fiamma)

Si vede che questo non avere ancora la minima idea di cosa farò quest’estate incomincia a diventare un pensiero fin troppo ricorrente! E gli esami non sono ancora iniziati!

Loppiano
La scusa è un corso di informatica, ma ci vogliono proprio questi tre giorni di "vacanza" per respirare per qualche giorno aria "buona".
Poi peccato, sarei passata volentieri a salutare alcune amiche … ma chissà quanti altri incontri posso fare in questi giorni.

Ci si riblogga presto – se questo caldo non fonde prima il pc!

ps. c’entra relativamente visto che Loppiano è la loro "patria"…ma se guardate bene, il sito di Gibì e DoppiaW ha subito ultimamente un restyling (e cambiato indirizzo, ho aggiorrnato nella colonna qui a fianco)! Sicuramente da dargli un occhio! 

Strane storie

Voce che arriva dalla finestra di qualcuno che cerca il figlio chiamandolo a gran voce insistentemente varie volte: "Luca, Luca, Lucaaaaaaaaaaaaaaa".

Visto che è una scena che si ripete abitualmente, mi giro verso mio papà e gli dico: "Ma che dici, facciamo una colletta e gli compriamo un cellulare, a Luca?"

Comunque, per la serie "incontri ravvicinati", l’altro giorno, mentre stavo per scendere dal bus, un signore anzianotto mi dice: "Ma tu abiti in Via X, vero?" e io rispondo un po’ perplessa: "Si, perché?". E lui: "Eh, ti vedo sempre quando esci di casa".

Abbastanza inquietante

Comunque non vi ho mai raccontato la storia più assurda che mi sia mai capita da questo punto di vista.
Il mio blog citato in un’aula universitaria durante un esame. Con la sottoscritta che voleva sotterrarsi. Ma sarà per la prossima puntata, ci sono tanti bei esercizi che mi aspettano!

In Mariapoli, qualche giorno fa, si parlava di come costruire rapporti nuovi (e non nuovi rapporti, come ogni tanto leggo, che vuol dire un’altra cosa). 

Ecco, ieri sera ho sperimentato che per far questo ogni tanto fa bene anche sbattere i pugni sul tavolo (e pace se ne farlo sia andato in frantumi l’anellino arancione che la nonna mi aveva regalato e che mi piaceva tanto) per dire "basta" e Ricominciare, perché una volta arrivati al fondo non si può far altro che risalire, ricordandosi  che la famiglia "Mulino Bianco" c’è solo in televisione.

La realtà è più sofferta, ma permettetemi di dirlo, anche più bella e più vera.

Come un algoritmo

Mi è scappato un sorriso oggi quando il prof ha incominciato a spiegare.

E (se non si fosse stati nel bel mezzo della lezione) avrei proprio voluto ridere di gusto, perché sembrava volesse ricordarmi che questa lotta "intestina" che ho intrapreso con me stessa la posso, la devo  ma soprattutto la voglio vincere, proprio perché anche questa sia davvero un’occasione di crescita E pazienza se abbia paura di "sbagliare", in un senso o adesso più nell’altro.

C’è una parola che mi risuona tanto in testa ultimamente: "equilibri". Sono difficili da trovare e si fa fatica, ma è bello (ri)mettersi continuamente alla loro ricerca.

Senza dimenticare che dove, parafrasando, "non c’è lotta, non c’è vittoria" e anche quell’algoritmo "gira" un po’ di volte e non pretende di finire subito. Ma ha sempre chiaro il suo obiettivo e fa del suo meglio per centrarlo, questo è l’importante! Per il resto si può sempre (eventualmente) Ricominciare

Che strano! Qualcuno ha scritto un algoritmo che mi "impersonifica", in questo momento.
No tengo palabras!

E veramente … la vita e l’ "informatica" sono più legate di quanto si possa pensare!

ps. chiedo scusa perché so che la maggior parte di chi legge questo blog forse potrà fare un po’ di fatica a capire quanto ho scritto, al di là dell’immagine che comunque è una variante più complicata di quella che ho visto io oggi a lezione … magari dando uno sguardo al link di Wikipedia si può capire un po’ di più la parte "tecnica" … per il resto, beh, è abbastanza criptico, lo so!

[L’immagine l’ho presa qui]

La bambola

Oggi pomeriggio ero in cartoleria e c’erano due signore (ST) sui trentacinque anni che riempivano di domande la povera commessa (C).

ST : "Senti, hai mica uno di quei sacchetti per metterci dentro il regalo"?
C: "Uhm, aspetta che guardo, eh … ehm si, però vedi, è abbastanza piccolo. Che regalo è?"
ST: "Una bambola"
C: "Ah, e no, qui proprio non ci entra, vedi? E’ un problema di lunghezza."
ST: "Vabbè, allora hai la carta normale, quella a fogli?"
C: "Si, eccola qui. Quale volete?"

Le due scartabellano sul bancone quello che gli viene proposto.
C: "Questa va bene?", fa la commessa mostrando una bella carta di Winnie Pooh.
ST: "Eh, no. Il regalo non è per un bambino, è per un adulto, ci vuole qualcosa di più "neutro"! "

La commessa si gira e mi guarda perplessa.
C: "Ah, scusa, avevi detto che era per incartare una bambola …"
ST: "Si, ma è per un adulto".

Ce n’è di gente strana, eh, in giro! 

sei di Torino se …

Solitamente non amo particolarmente ricevere le catene via email per tanti motivi (ad esempio perché chi le manda nel 99% dei casi mette una sbrodolata di indirizzi in chiaro), ma qualche tempo fa mi era arrivata questa, che è abbastanza simpatica e ne avevo fatto un post che però era rimasto in un angolo desolato del computer. Casualmente l’ho ritrovato e lo ripropongo qui con qualche mio commento che avevo scritto all’epoca.

  • sei di Torino quando per dire che hai marinato la scuola dici : ho tagliato!

Si, in effetti anche io ho sempre detto "tagliato" (anche se in realtà i miei libretti scolastici da questo punto di vista erano molto "lindi", per cui mi riferivo ad altri )

  • sei di Torino se l’appartamento lo chiami "alloggio"…

Bah, secondo me si dice così anche in altre parti d’Italia

  • sei di Torino se chiami "bignola" il pasticcino…

Questa non la sapevo. L’ho sempre chiamato pasticcino, al più "paste" 

  • sei di Torino se quando ordini un Marocchino in Calabria ti guardano come se fossi un marziano…

Mai stata in Calabria quindi non posso confermare. E mai chiesto un Marocchino in un bar. Wikipedia dice addirittura che "è nato" a Milano .

  • sei di Torino se tifi Toro

Eh no, eh! Torino è bianconeraaaaaaaa!

  • sei di Torino se per fare la svolta da corso a corso ti metti nel controviale…

Non ho la patente e non ho mai fatto caso come fanno gli altri. Rimedierò, al di là del fatto che suppongo che anche nel resto d’Italia ci siano persone che si comportano allo stesso modo .

  • Sei di Torino se d’estate al bar siedi nel Dehor…

Perché in altre parti d’Italia invece non si fa?

  • sei di Torino quando dici "beh, io a questo punto farei che andare a pranzo" e loro ti guardano ancora più strano e si chiedono perché non puoi andare e basta senza "fare che andare"…

Può essere che lo dica … ma dovrebbe dirmelo qualche non-piemontese .

  • sei di Torino quando la frase "ho fatto la figura da cioccolataio" non è positiva, anche tu fossi golosissimo …

Ho sempre sentito espressioni più "pepate" … ma si, in effetti alle volte capita anche di sentirlo .

  • Sei di Torino quando pensi che girare a destra quando il semaforo e’ rosso sia legale…

Tutto il mondo è paese. Avete mai provato a girare a piedi per Roma, dove hanno un codice della strada tutto loro ed è bene farsi istruire per bene prima di avventurarsi per le sue strade?

  • sei di Torino quando fuori dal Piemonte ordini uno stick al bar e ti guardano come se venissi da Marte…

Uhm … devo provare

  • Sei di Torino se anzichè chiedere "Come va?" dici "Com’è?" e nel 90% dei casi ti rispondono "Com’è cosa?"

Oh questo si, lo facevo un sacco di volte … anche se a dire il vero adesso ormai grazie a frequentazioni extra-piemontesi sto perdendo il vizio

  • sei di Torino se a chi non è di Torino (o del Piemonte) chiedi un cicles e nessuno sa cosa sia…

Si, quando ero più piccolina succedeva anche questo … adesso ho imparato!

  • sei di Torino quando abusi del "più", preferibilmente a seguito del "solo"(es.: ne restano "solo più" 2) …

Non l’ho capita, perché, "è italianamente scorretto"? (domanda da ignorante che l’altro giorno ha scritto "anno" –> hanno: no comment! ) Io comunque avrei detto quando abusi del "nè" ogni tre parole … quello sì

  • sei di Torino se dici "non mi oso"…

Solo io penso che lo si dica anche in Sicilia?

  • sei di Torino quando…sei in viaggio, soffri la macchina ed esclami "sto patendo!!!"

Idem come sopra

  • sei di Torino se per te ogni via larga e lunga è un Corso …

Beh, è anche ovvio … a Torino penso la metà delle strade siano dei corsi

  • sei di Torino se ti giran le balle se una via principale fa una curva …

Ma no, non è vero. Certo che la pianta tendenzialmente squadrata aiuta molto (ad lì là del fatto che qualche genovese ultimamente mi abbia detto che questo invece confonde perché tutte le vie sono uguali .. de gustibus – anzi, per fare i raffinati usiamo la locuzione – ah che brutti ricordi questo nome – "De gustibus non est disputandum" , visto che Wikipedia dice che solo "de gustibus" è latino maccheronico), ma ogni tanto qualche curva ci sta bene

  • sei di Torino quando fuori dal Piemonte vai al bar e chiedi una brioche…

No, perché scusa, come si chiama fuori dal Piemonte?

  • Sei di Torino quando in vacanza ordini un San Simone e guardandoti perplesso il cameriere ti porta un’immaginetta sacra…

Non so cosa sia un San Simone, è grave?

  • sei di Torino quando commenti qualcosa andato storto dicendo "Suma bin ciapà"…

  • sei di Torino se guidando gridi "Bùgia!" a chi va piano…

Oh yeah! Ultimamente diciamo che lo alterno volentieri a "Vamosssss"

  • sei di torino quando ti perdi se le strade non si incrociano in modo perpendicolare…

Vedi sopra.

  • sei di Torino se leggendo alcune frasi precedenti ti sei ripetuto: "Perchè scusa? Non si dice così ovunque??"

Deliri universitari

Dopo aver sperato di aver definitivamente "chiuso" l’ormai lontano 4 luglio 2007 con loro, sono tornati a farmi compagnia condensatori, circuiti, resistenze, voltmetri e compagnia bella.

Ma devo dire che questa volta, se mai uscisse qualcosa del genere allo scritto di fisica forse sarei anche contenta.
Meglio che starsi ad arrovellare su fantascientifici astronauti che lanciano sassi da dirupi intergalattici.

Ieri intanto abbiamo fatto lezione in Piazza Castello a Torino.
Sulla 70-80ina che seguiamo di solito le lezioni ci siamo ridotti ad una 20ina per la prima lezione e forse una 50ina per la seconda (stime del prof). Prevedibile.
In più ovviamente abbiamo beccato il giorno piovoso e più freddo della settimana. Chiedere alla mia mano destra per conferma.

Qui qualche foto, si spera nel frattempo che ne arrivino altre.

Mitico il prof di algoritmi che per volantinare correva dietro a qualsiasi persona passasse per la piazza, anche se alle volte le persone aumentavano il passo un po’ terrorizzate da quest’individuo che ti piombava alle spalle senza un minimo di preavviso. E noi giù a ridere.
E mitica la mia compagna con il termos con il caffè!

Nota di demerito invece per la mitica coppia di prof di economia che in classe dicono che i non frequentanti (io frequento, ma per sicurezza vorrei per lo meno dare un’occhiata a questo libro) devono studiare un libro e poi nella pagina del corso ne segnano altri, tra l’altro uno visto oggi in biblioteca, simil "mattonazzo" poco digeribile .
Speriamo prima o poi si capisca qualcosa.

… comunque il prof che oggi è arrivato a lezione con il cappello da cowboy meriterebbe un premio!
Noi ovviamente tutti piegati in due dal ridere!

Mentre invece le due tipine che ho incontrato per strada in pausa pranzo, che con il cellulare cantavano a squarciagola una canzone della Pausini (poi almeno fossero state un po’ intonate … e invece neppure quello), quelle no, spero di non rincontrarle più che mi hanno fatto andare per traverso il toast che stavo mangiando

Università & Riflessioni

Finirà con un bel "ve l’avevo detto io".

Io non ci volevo entrare in questo discorso, perché davvero mi sto sempre più deprimendo a vedere e leggere certe cose.
Ho tralasciato ultimamente la politica da questo blog e spero di riuscire a non farmi più tentare come questa volta.

Ma visto quello che sta succedendo in Italia in questi giorni, qualche parolina la metto pure io.

Il gioco di Berlusconi in tutto questo bailame delle "occupazioni" è abbastanza perfido, sottile e molto pericoloso: aizza le folle, con uno stile che ricorda in tutto e per tutto quello di un altro ometto che pensava di essere l’unto del signore, butta più benzina che può su un fuoco che ormai si sta divorando tutto quello che gli sta accanto e così quando qualche testa calda (perché ce ne sono tante tra quelli che in questi giorni stanno "occupando abusivamente" le università – a suo parere – ma che per il momento sono rimaste abbastanza calme, a parte isolati episodi) perderà la pazienza e passera alla violenza potrà dire: "avevo ragione io". Il ragionamento fila, no? E’ marketing anche questo e lui, da buon imprenditore, lo sa bene.

A Torino la situazione per il momento è abbastanza calma. In più facoltà si sono organizzate "occupazioni simboliche" la notte e presto riprenderanno le lezioni in piazza (a metà novembre ci è stato detto toccherà anche a noi … dovrò andarmi a cercare il giaccone pesante e il paio di guanti a ‘mo "ladro" che uso per suonare d’inverno), ma la didattica prosegue senza interruzioni.
E in tante università italiane penso sia così. Solo che ovvio, all’amico Silvio fa più comodo far vedere le immagini di chi protesta in modo un po’ più "corpulento" e far passare gli studenti come un branco di cavalli impazziti, farsi passare per "vittima" dicendo che i mezzi di comunicazione fanno cattiva informazione (da che pulpito! … per di più contando che appunto, le cose stanno in modo un tantino diverso, se solo Silvio si documentasse!). Sta al suo gioco. Libero lui di farlo, liberi noi, che in università ci andiamo e vediamo come stanno esattamente le cose, di dire che le cose non stanno esattamente così, non nei termini in cui le denuncia lui almeno.
Che poi ci siano stati e ci saranno episodi di "occupazione più maschia", beh, fa parte del gioco. Ma mi sembra che nella maggioranza dei casi la cosa stia viaggiando ancora su binari "democratici" (a quando l’abolizione di questa parola dal vocabolario italiano con un bel decreto?). Ma ovviamente questo non viene detto perché non farebbe comodo.

Detto questo: io non protesto, non marcio, non sciopero, non occupo. Vado a lezione, seguo quello che devo seguire ma accetto di sentire i rappresentati di facoltà che vengono a parlarci di questa cosa e cerco di informarmi.
Scelta mia, dettata forse dalla rassegnazione.
Credo nel dialogo, ma mi rendo conto che con certa gente che fa orecchie da mercante forse un dialogo non ci possa essere. Ma preferisco stare in disparte, anche perché solitamente queste cose finiscono per assumere un certo colore politico e ciò non mi va giù. Prendetemi così.

Ho vissuto 7 anni da "grande" nelle scuole italiane, ma mai avevo visto una cosa simile, con tutte le università italiane in rivolta contemporaneamente. Mi fa impressione ma allo stesso tempo anche un po’ di paura perché non riesco a capire la portata che potrà avere questa cosa, quasi come se vedessi una miccia senza riuscire a vedere quanto lungo sia il filo da cui è stata accesa con la conseguenza ansia per un possibile "scoppio".

Dall’altra parte mi rincresce come chi ci governa non riesca a cogliere nel malcontento generale la necessità per lo meno di un dialogo, di un confronto, invece del muro contro muro a cui ci tocca assistere.
Poi ognuno potrà rimanere sulle sue posizioni, in un dialogo "serio" nessuno obbliga nessuno ad accettare l’idea dell’altro.

La Politica è morta e sepolta da tempo immemore, se ne trovano piccoli fossili spari qua e là ma non so se basteranno per riportarla alla sua forma originale.

Ieri parlavo con un’amica boliviana che mi raccontava della difficile situazione politica nel suo paese e mi veniva da dirle che non credesse che qui in Italia fosse tanto meglio, solo che abbiamo una patina dorata davanti che fa sembrare che tutto vada bene. Ma sappiamo bene tutti che purtroppo non è così e non centra il colore di chi sta al governo. Davvero, per me sono entrambi uguali con lo stesso scopo: farci diventare un popolo di pecore, così da essere tutti controllabili tranquillamente per poter fare sotto il nostro naso i propri interessi senza che nessuno di noi abbia più la cognizione di causa per dire qualcosa.
Su questo non c’è colore politico che tenga.

Io e la politica (e tutto quello che ci sta attorno) stiamo prendendo strade diametralmente opposte, instaurate su due linee parallele … che si incontreranno solo all’infinito. Forse.

Non mi voglio dilungare troppo perché in questi giorni pensando a queste cose più di una volta mi è venuto il volta stomaco e in certo senso anche un senso di impotenza di fronte a tutto ciò.
E non solo per questa cosa specifica, ma per un mondo che tende a girare a "vuoto", senza quasi più la possibilità di ritrovare il giusto asse di rotazione.

Ma questo mi ricorda che tutto parte dal mio piccolo, dal mio non rispondere male, dal mio cercare di fare le cose bene, dall’attenzione che posso mettere nei rapporti con le persone, anche quelle che alle volte magari vorrei evitare.
Che io ho ho una responsabilità nel "quotidiano".
Non potrò mai spostare forse spostare gli equilibri di questo mondo, non da sola almeno, ma un giorno mi verrà chiesto conto di quello che ho avuto e che posso mettere in pratica nel concreto nella mia giornata, nei miei rapporti personali, nelle mie azioni.

Mi risuonava forte oggi in testa: "A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più."