Oltre il velo nel cuore del Pakistan. Un invito al dialogo che va oltre

Copertina di Oltre il velo nel cuore del Pakistan

Oltre il velo nel cuore del Pakistan – la copertina

Allacciate le cinture, si parte: destinazione Pakistan!

Quello che Daniela Bignone propone nel suo libro “Oltre il velo nel cuore del Pakistan” (Città Nuova Editrice, 9 euro) è un viaggio da “mille e una notte” nel cuore del Pakistan: a volte un po’ spericolato, ma al tempo stesso affascinante e delicato, alla scoperta di una terra che l’ha accolta per lunghi 23 anni. Un viaggio vissuto sulla propria pelle, in prima persona. Donna, occidentale, cristiana: ecco gli ingredienti più paradossali con cui si è presentata nella sua “avventura” e con cui ora la racconta, ce la dipinge attraverso i suoi occhi. Per dare voce ad un popolo, per farci entrare nel profondo di una terra che conosciamo, spesso, dalla sola angolazione che ci viene presentata dai media (quelle poche volte che ‘fa notizia’, a dire il vero). Non solo per dirci c’è un altro Pakistan, che ha vissuto ed è diventato parte di lei. Ma come invito ad un dialogo che va oltre e sa scoprire la ricchezza della diversità.

Ecco una piccola “recensione”, se così la si può chiamare!

“Oltre il velo nel cuore del Pakistan” è di per sé un libro ‘inclassificabile’. Non è un romanzo, un libro di avvenutura (nonostante sia elemento ricorrente nella lettura), non (solo) un racconto socio-culturale; non è nemmeno un’autobiografia, se intesa in un senso classico, forse nemmeno soltanto un diario. Sono due storie: quella dell’autrice (la sua personale intrecciata in un Ideale provato a vivere) e del popolo pakistano, che ad un certo punto si incontrano, si conoscono, si scrutano, si ‘scontrano’, si scoprono, entrano una dentro nell’altra fino a dare l’impressione di essere la stessa. Ed in fondo è così, perché le due storie si intrecciano e fanno continuamente sfondo una all’altra, in modo impercettibile.

C’è delicatezza, rispetto e allo stesso tempo semplicità e libertà nelle parole che Daniela usa per raccontarci il Pakistan e le sue dinamiche più ‘scottanti’ con cui, inevitabilmente, si è trovata faccia a faccia in questa terra. La questione’ femminile’, le antiche tradizioni, le violenze, il rapporto con l’Islam, per citarne alcune… Il suo però non è un semplice mettere in luce contraddizioni e ricchezze, luci e ombre di questa terra. È un raccontare e far emergere tutto dalla prospettiva di quello che, catapultata in una realtà tanto diversa da quella in cui è cresciuta, ha potuto sperimentare sulla propria pelle e nel proprio cuore.

Ed è per questo che tutto può essere raccontato senza il timore di essere in qualche modo contaminato, anche quando a parlare sono le situazioni vissute da altri, spesso attraverso la voce dei protagonisti. Il racconto di Daniela in “Oltre il velo nel cuore del Pakistan” anche oggi mantiene la sua genuinità perché i suoi occhi ci raccontano cose e situazioni attraverso il ‘metro Pakistan‘, inteso come popolo e le sue esperienze. E questo è possibile nella misura in cui negli anni in cui il Pakistan le ha dato casa (quanto mi piace questa espressione che usa!), è riuscita, tentantivo dopo tentativo, ad entrare in punta di piedi in questo mondo così diverso, farsi pakistana con i pakistani, sentendo sue – e non solo per averle provate sulla propria pelle – ferite e contraddizioni, gioie e conquiste.

A settembre ero con altri giovani a Budapest, per una manifestazione internazionale. La sistemazione secondo il nostro metro di giudizio non era delle più confortevoli: lenzuola sporche, bagni con pavimenti scrostati… Daniela ci disse: ‘Questi in Pakistan sarebbero bagni chic’. Le sue parole non erano quelle di chi deve dare lezioni di vita perché particolarmente saputo, ma quelle di chi aveva visto e vissuto in prima persona che la dignità, la libertà, la felicità di una persona non passa (solo) attraverso la muratura di un bagno. E non era un rimprovero e nemmeno un rinnegare il nostro metro di paragone. Era, ed ora è ancora più chiaro dopo la lettura di “Oltre il velo nel cuore del Pakistan”, un qualcosa che richiedeva completamente un cambio di prospettiva per fare un passo oltre.

Certo, nulla, anche per lei, è stato indolore e scontato per arrivare ad assaporare la bellezza e la ricchezza che ora racconta. Daniela stessa avverte atterrando nella nuova realtà che quella che incomincia è una’ love story’ di cui non intravede i contorni ma che intuisce essere una cosa’ seria’ e ci si butta dentro a capofitto, senza risparmiarsi. Un’esperienza che le aprirà il cuore fino ‘sconvolgere’ e capovolgere non solo una vita, ma visioni, schemi, priorità. Nelle piccole e grandi cose.

Intrecciato nel libro c’è uno spaccato a 360 gradi che ci si apre davanti, con sequenze di fotografie, suoni, colori, odori: nel pieno corso della Storia (l’11 settembre e il terribile terremoto del 2005 per citare due momenti vissuti in quella parte del mondo) è uno squarcio di Pakistan nei suoi usi, nei suoi costumi, raccontato attraverso tante piccole e grandi storie. Piccoli e grandi episodi, a volte faticosi, a volte gioiosi, a volte con il lieto fine, altre volte con il dolore di una fine tragica e incomprensibile.

Ma oltre tutte le contraddizioni, dietro al velo si scoprono le bellezze di un popolo che aprono a nuove dimensioni: sull’accoglienza, sulla semplicità, sul senso di comunità, su un nuovo senso di Dio; di un silenzio come porta per l’altro, del valore del tempo e dell’attesa che tanto sarebbero utili alla nostra società occidentale. Questo senza però dimenticare che ogni posto, ogni luogo ha una sua specificità che non può essere uniformata.

Il filo conduttore principale del libro “Oltre il velo nel cuore del Pakistan” è sicuramente quello di un’esperienza che prova a mettere in luce un nuovo paradigma di dialogo. Il cui verbo principale ed essenziale si scopre essere ‘entrare‘. Ma in accezioni ben chiare: entrare (nell’altro) in punta di piedi, disarmati, senza la pretesa di sapere, sapendo farsi aiutare. Con il cuore pronto ad accogliere, anche quando non capisce, non comprende, anche quando non riesce a giustificare. E poi lasciare entrare, senza chiudersi a riccio, mettendo da parte la diffidenza della diversità. E di causa-effetto, il far spazio, perché dove ci sono io non c’è lo spazio per l’altro. È un voler bene che richiede di saper mettere da parte saperi, schemi, logicità, per ritrovare tutto nuovo e più ricco.
È questo il segreto di un dialogo fatto prima di tutto di vita, di gesti, di cose concrete: e tante ne troviamo lungo le pagine del libro, spesso declinati in un “noi” narrante e protagonista, quasi a voler mettersi da parte per far emergere la vera forza, la forza dell’insieme.
E’ quindi un dialogo che mette al centro il noi, il tu piuttosto che l’io, perché vuoto di questioni di principio da difendere o da imporre. Una rivoluzione!

Quello che incoraggia, alla fine della lettura di “Oltre il velo nel cuore del Pakistan”, è sapere che questo cammino, che ha avuto un passaggio determinante per Daniela nell’esperienza fatta in Pakistan, può essere in qualche modo declinato nella nostra vita. Con l’attenzione di inculturarne e incarnarne ogni aspetto poi concretamente nel contesto dove viviamo: sarebbe sbagliato pretendere di prendere qualcosa è imporlo così com’è in un contesto completamente diverso: tutto va misurato sull’altro e tutto può però esser spunto per qualche piccolo cambiamento personale. Mi sembra questo quello che traspare da questa esperienza a cui spero non aver tolto, ‘rubato’ niente in queste righe.

“Oltre il velo nel cuore del Pakistan ” è un libro breve ma intenso, che si legge tutto d’un fiato perché è un’esperienza che appassiona. E alla sottoscritta è piaciuto tanto non solo per lo stile lineare, scorrevole e intriso di una buona dose di autoironia: ma perché chiede di lasciarsi stupire, di lasciarsi mettere in discussione schemi e logiche: solo così si può “sopravviverne” alla lettura. Stimola a guardarsi attorno, guardarsi dentro ed incominciare a togliere “veli”, anche nelle nostre piccole esistenze.

Al di là di tante riflessioni e spunti personali che il libro mi ha lasciato, la cosa che più spero mi sia rimasta impressa in cuore è un nuovo significato e una nuova sostanza, tutta impregnata di vita, della parola ‘oltre‘. Cosa importa se io …. ? Da vivere.

7 thoughts on “Oltre il velo nel cuore del Pakistan. Un invito al dialogo che va oltre

  1. Sergio says:

    Daniela ti ringrazio per il dono del libro, l’ho letto tutto d un fiato; mi ha fatto rivivere i miei trascorsi in Pakistan.
    Grazie di averlo scritto.
    Sergio

  2. Sohail Abbas says:

    Hi
    I am Sohail Abbas from Pakistan.
    Its a good thing that you have written a book. I have read the intro by translating on google translator. Daniela Baudino (Whom i know on twitter) told me about you..And also that you have spent 23 mighty years in Pakistan.and you know Urdu very well!! that’s great..Hope you enjoyed your days in Pakistan.

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